Marzo operaio a Vitória: una storia internazionale

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Oggi nel blog del GAS riportiamo un contributo di dtb, new entry dalla forma di cotoletta alla milanese nel team. Questa giovane promessa, chiaramente stagista, ci racconta del 3marzo nella città di Vitoria-Gastei. Una storia di lotta operaia, con un’eco che superò i confini cittadini, giungendo a: Basauri, Tarragona ed anche Roma. In sostanza alcune righe sulla memoria collettiva e la solidarietà tra popoli.

Il 3marzo, a Vitoria-Gasteiz, una manifestazione di migliaia di persone ha sfilato per le strade della città ricordando i cinque operai uccisi dalla polizia spagnola quarantun’anni fa: Pedro María Martínez Ocio (27anni), lavoratore di Forjas Alavesas; Francisco Aznar Clemente (17anni), panettiere e studente; Romualdo Barroso Chaparro (19anni), operaio della Agrator; José Castillo (32anni), operaio della Basa, società del Grupo Arregui; Bienvenido Pereda (30anni), lavoratore dei grupos Diferenciales [1]. Una strage impunita le cui celebrazioni commemorative quest’anno hanno assunto un valore eccezionale poichè all’indomani della prescrizione dei delitti commessi dalla polizia il 3marzo 1976.

Più di 5.000 persone condividendo una memoria collettiva, un ricordo vivo di una vicenda che seppe parlare a tutta la Spagna oppressa da Franco, e che rimarca ancora una volta una ferita mai rimarginata tra Paesi Baschi e Spagna.

Migliaia di persone a testimoniare un conflitto che non si è mai fermato.

Ma andiamo con ordine.

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Manifestazione, 3 marzo 2017 (EFE)

Il 3 marzo 1976 a Gasteiz, Euskal Herria, 5 operai furono uccisi e 100 circa furono i feriti dai proiettili della polizia spagnola. Dopo mesi di scioperi e due giorni di sciopero generale, per il 3marzo era stato convocato il blocco totale delle attività. Sin dalla mattina la polizia aveva agito reprimendo sul nascere ogni concentramento e manifestazione, sparando e ferendo persone.

Nel pomeriggio, alle 5, era stata convocata un’assemblea generale nella chiesa di San Francisco de Asis del quartiere Zaramaga, dove solitamente le Comisiones Representativas delle fabbriche in lotta si riuniva per aggiornare su quanto succedeva.

La Policia Armada aspettò che la chiesa e il suo spazio esterno si riempissero, con all’incirca 5.000 persone. Non potendo così intervenire direttamente all’interno, in virtù del Concordato che sanciva la chiesa come zona protetta, la polizia sparò gas all’interno dell’edificio e iniziò a caricare l’assembramento esterno.

La gente dentro la chiesa, presa dal panico e per asfissia, iniziò a correre all’esterno dove la polizia aspettava per caricare e sparare. Gli stessi agenti si vantarono di aver sparato più di mille colpi, aver causato un massacro e la più importante repressione di piazza della storia. Le registrazioni delle conversazioni della radio della polizia furono intercettate sulle frequenze FM delle radio degli abitanti del quartiere.

I processi aperti poco dopo portarono all’assoluzione perchè impossibile riconoscere gli esecutori materiali. Il giudizio fu stabilito da una corte militare che così si autoassolse da ogni responsabilità. Anche le accuse di responsabilità civile mosse allo Stato caddero nel vuoto.

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Vitoria, 1976 (M3)

La notizia dei fatti di Vitoria-Gasteiz infiammò le piazze di Spagna ed Italia. Il 6marzo, durante una manifestazione in soldarietà ai morti vitoriani, a Tarragona fu ucciso Juan Gabriel Rodrigo e l’8 marzo, durante lo sciopero generale convocato in risposta al massacro di Vitoria, Vincente Antonio Ferero a Basauri morì per un proietiile alla testa sparato a breve distanza da un agente di polizia [2].

Anche in Italia giunse la notizia dei tragici fatti accaduti nei Paesi Baschi e, il 14 marzo 1976, la sinistra rivoluzionaria e il movimento studentesco organizzarono una manifestazione contro la strage di operaia di Gasteiz. Giunto il corteo davanti all’ambasciata spagnola iniziarono gli scontri con la polizia. Durante la carica un poliziotto, Lucio Lucentini sparò quattro colpi: Luigi de Angelis e Giuseppe Gonnella, due manifestanti, furono feriti, e un passante, Mario Marotta, 53anni, fu ucciso da un proiettile in fronte. A detta di alcuni testimoni, però, a sparare contro i dimostranti sarebbe stato anche un agente in borghese [3].

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Foto di archivio, 1976 (L’estintore che Amleto).

Quarantun’anni dopo, con migliaia di persone in piazza, Gasteiz è tornata a chiedere verità e giustizia per i propri morti: Pedro María Martínez Ocio; Francisco Aznar Clemente; Romualdo Barroso Chaparro; José Castillo; Bienvenido Pereda, ma anche Juan Gabriel Rodrigo, Vincente Antonio Ferero e Mario Marotta.

L’ha fatto anche tramite il sindaco che ha chiesto ufficialmente, e certo inutilmente, che Rajoy riconosca i morti di Gasteiz come vittime del terrorismo. Un fatto questo certamente tragicomico in vista dell’allestimento del museo delle vittime del terrorismo, che avrà sede a Vitoria e che sarà interamente dedicato alle vittime di ETA.

Quarantun’anni dopo Vitoria-Gasteiz continua a scendere in piazza ricordando il passato, rivendicando il futuro.

Quartun’anni dopo, a Vitoria-Gasteiz quel ricordo e quella memoria sono ancora vivi.

dtb

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